Gala mi ha adottato nell’aprile del 2013. Il pomeriggio in cui mi ha trovato se ne stava sola e impaurita nei pressi di un piccolo santuario di campagna, sulla cima di una collina verdissima.

Fino a quel momento ne avevo fatte di escursioni e camminate, ma in trentacinque anni non mi ero mai spinto fin lassù, né a piedi né con la macchina.

Quel santuario, lontano e alto com’era, da bambino mi era sempre sembrato una meta irraggiungibile. Da adulto ho voluto continuare a considerarlo un luogo misterioso, vicino e allo stesso tempo lontano: avevo riposto molte aspettative sul panorama che avrei potuto ammirare, e così, anno dopo anno, rimandavo quella breve escursione.

A questo punto avrete già capito che la prima volta che decisi di far visita al santuario, e dare una sbirciatina alla vita che il futuro mi aveva riservato, incontrai la mia cagnolina.

Al di là delle possibili metafore sulla vita e dei sincronismi, se dico che è stata Gala ad adottarmi è perché le avrò pure insegnato a sedersi a comando o a cercare le crocchette nascoste sotto il tappeto, ma lei ha insegnato a me cose molto più importanti che credo mi abbiano fatto diventare una persona migliore.

Giovanni